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Il mondo degli sport da combattimento

L'argomento trattato in questo articolo è una fotografia sulle analogie e differenze esistenti nella Muay Thai

intesa come sport da combattimento o come pratica marziale nel senso più ampio. Non farò distinzione tra muay thai tradizionale o olimpica, ne tra amatore (nak muay), professionista, tra un praticante thai (nak su) o un “farang”: mi impegno a descrivere invece il percorso mentale e fisico-spirituale con il quale ci si approccia allo scontro, le conseguenze e le contaminazioni che si ripercuotono nella vita di tutti i giorni. Neanche l'aspetto strettamente religioso verrà preso in esame nonostante sia una componente motivazionale molto forte per i thailandesi ma non necessariamente per praticare l’arte marziale bisogna canalizzare l' energia verso il culto religioso o verso le credenze culturali.

Se si cerca in rete cosa sia la “Muay Thai” la definizione offerta da Wikipedia è la seguente: “Il Muay thai (in lingua thailandese มวยไทย), noto anche come thai boxe, boxe thailandese o pugilato thailandese, è un'arte marziale e sport da combattimento a contatto pieno che ha le sue origini nella Mae Mai Muay Thai (Muay Boran), antica tecnica di lotta thailandese. Esso utilizza una vasta gamma di percussioni in piedi e di tecniche di clinch.

Questa dicitura, seppur non entri in particolare nello specifico della disciplina, rappresenta una definizione coerente e sinottica nel descrivere “cosa sia la muay thai” ad una persona che ne sente parlare per la prima volta; tuttavia non viene in alcun modo approfondita o specificata la differenza esistente tra lo sport da combattimento e l’arte marziale; i termini arte marziale e sport da combattimento sono spesso usati indistintamente e inter-scambiabilmente al punto che gli stessi praticanti di discipline sportive che prevedono lo scontro fisico ignorano le differenze sostanziali esistenti tra i due approcci; chiaramente le due “visioni” della muay thai di fatto si sovrappongono in molti aspetti e spesso addirittura si concretizzano nella stessa cosa, ma ci sono degli ambiti fortemente distintivi che ne diversificano in modo radicale lo stato “interiore” con cui le si pratica.

Partiamo dalla preparazione fisica.

In un articolo redatto dal sito https://evolve-mma.com/blog/9-reasons-muay-thai-perfect-martial-art/ la muay thai viene così definita:

  • Developed over hundreds of years, the ancient martial art of Muay Thai is known for its tremendous power, maximum efficiency, and raw simplicity. Often referred to as the “Art of Eight Limbs”, Muay Thai utilizes a beautiful symphony of kicks, punches, knees, and elbows with fluidity and grace.

Quindi, sotto il punto di vista fisico, che la si consideri uno sport da combattimento o un’arte marziale non presenta particolari differenze (salvo imposte da regolamenti federali), riuscendo a sviluppare tutte le capacità condizionali e una tremenda efficacia combattiva.

Passiamo ora alle definizioni propriamente dette che forse risultano più esaurienti sull’argomento trattato:

  • Sport da combattimento: Uno sport da combattimento è un incontro per fini competitivi tra due atleti che combattono fra di loro impiegando delle determinate regole d'ingaggio simulando parte di un combattimento corpo a corpo all'interno di un contesto agonistico (Fonte: Wikipedia).
  • Arte marziale: Con arte marziale si intende un insieme di pratiche fisiche e mentali legate al combattimento. Originariamente utilizzate per aumentare le possibilità di vittoria del guerriero in battaglia, oggi sono una forma di percorso di miglioramento individuale e di attività fisica completa oltre che per difesa personale (Fonte: Wikipedia).

Da questa analisi emerge evidente come con arte marziale si intenda un concetto più ampio della mera pratica atletica della muay thai (come per altre discipline marziali) e come lo sport da combattimento possa essere descritta come parte di questa, specializzata ai fini della competizione e del confronto agonistico.

In realtà entrambe le prospettive (ndr trovo particolarmente calzante questo termine) si fondano su autodisciplina sacrificio e rispetto, ma l'arte marziale vi coniuga anche una filosofia di vita, una connotazione religiosa per i thai, una consapevolezza nel modo di essere che permane anche fuori dalla palestra, in valori umani universali, nella ricerca che va oltre lo scontro e dove lo scontro stesso diventa il mezzo e non più il fine.

In uno sport da combattimento il fine è vincere la competizione e le attitudini umane che vengono sviluppate ne sono una conseguenza, in un'arte marziale è il percorso dentro ad essere il centro del discorso, la crescita spirituale, la ricerca della serenità interiore; lo scontro e la competizione sono un banco di prova con sé stessi, un banco di prova per sperimentare la propria capacità di affrontare “limpidi” le difficoltà.

Infatti in palestre dove la muay thai è concepita come arte marziale è comune che insieme alla disciplina vengano praticate anche yoga e meditazione, proprio per coadiuvare la ricerca della “mente ferma” e dell’equilibrio tra yin e yang.

In altre palestre dove invece la muay thai è vista solamente come sport da combattimento si ha un approccio meno spirituale, ma non per questo meno nobile o edificante.

Sono due percorsi che molto spesso si trovano, che spesso giungono alle stesse destinazioni percorrendo strade diverse.

Sotto questo punto di vista chi pratica muay thai, indipendentamente da come vi si approcci, adotta comportamenti tipici e tradizionali della disciplina (importanza del saluto, Ram muay, sak yant, uso di amuleti, ecc..); ciò potrebbe far pensare che chi non sente la muay thai come un’ arte marziale, non sia thailandese o buddhista, riconduca tali comportamenti a soli riti scaramantici.

"Dal mio punto di vista, credo che la differenza sia solo nella consapevolezza di ciò che si sta facendo", dove il marzialista sa che quella serie di comportamenti e domande spingono verso la ricerca di un equilibrio e fanno parte del cammino interiore; invece il combattente senza presunzioni marziali prova sensazioni positive e rassicuranti ma non ne razionalizza il significato ne le direziona in modo coscientemente produttivo; in questo caso è più soggetto a fluttuazioni dello stato emotivo rispetto alla mente “vuota” che cerca nello scontro il praticante di arte marziale.

La domanda centrale è proprio questa, “quei comportamenti” aiutano a combattere meglio?

Ho trovato molteplici possibili risposte facendo volontariato per una associazione (Kick Kicking Cancer) come Martial Art Therapist, avendo quindi la possibilità di confrontarmi con molti Maestri di svariate discipline marziali.

Riporto di seguito un concetto che mi ha molto colpito:

  • Quinto principio dello Shoto Niju Kun di G. Funakoshi : “Gijtsu yori shinjitsu”, che vuol dire “LO SPIRITO VIENE PRIMA DELLA TECNICA” : è lo spirito l'elemento basilare che determina il modo di eseguire le tecniche , anche se in un certo senso le tecniche possono rappresentare loro stesse un modo per arrivare allo spirito”.

Facciamo un esempio con la ram muay: i passi, i movimenti, i suoni oltre che riscaldare e preparare il corpo allo scontro, hanno la funzione di creare uno stato di trance agonistica, di massima concentrazione, dove la mente si ferma in uno stato di silenzio e non si prova ne odio ne paura, si è semplicemente “pronti”.

Chiunque ha combattuto si ritroverà in queste parole, che egli ritenga di praticare la muay thai come arte marziale o come sport da combattimento. Il combattere da un senso di benessere, ci si sente di aver fatto qualcosa di buono a prescindere dal verdetto.

Dal lato opposto, più frequente in altri sport da combattimento a dire il vero, la rabbia e la cattiveria agonistica di chi viene “dalla strada” rappresentano un valore aggiunto per l'atleta che sale sul ring senza paura; purtroppo questa attitudine si associa spesso ad atleti caratterialmente complessi, irascibili, difficili da gestire. La muay thai marziale praticata integrando con meditazione e ricerca interiore, fornisce a quello stesso atleta i mezzi per poter focalizzare la rabbia in qualcosa di buono, senza togliergli nulla, ma anzi rendendolo più lucido, freddo, equilibrato e consapevole.

Personalmente passando dalla kick boxing (sport da combattimento) alla muay thai credo di aver decisamente ampliato la mia visione del combattimento, giungendo ad una concezione olistica: io pratico muay thai quando lavoro, quando studio, lo stesso stato d’animo che ho scoperto combattendo mi rende lucido ed in equilibrio con l’universo che mi circonda. Ho scoperto in me una determinazione che non sapevo di avere, delle risorse e potenzialità che ignoravo, non ho trovato uno sport ma una filosofia di vita.

Cerco di trasmettere questo a chi lo desidera ma non forzo mai questa visione, credo che per ognuno sia un percorso a cui si deve giungere, eventualmente, da soli.

Quello che voglio dire è che allenarsi a combattere sviluppa tutta una serie di caratteristiche fisiche, umane e caratteriali che migliorano la persona ma che prima tutte queste cose mi apparivano però indipendenti e disgiunte; l’approccio marziale mi ha reso più “collegato”, più forte, più equilibrato. Praticando muay thai ho scoperto un percorso che congiunge la serena determinazione di quando faccio sparring (ahimè per motivi di età non combatto più in competizioni ufficiali) alla vita di tutti i giorni, affrontando le difficoltà quotidiane con atteggiamento zen e senza farmi tradire dal giudizio, dalle emozioni o dall'ego. Come un “nak su”.

Tratto dal libro del Martial Art Therapist: “lo spirito delle arti marziali non credo sia cosa che si possa insegnare o spiegare in poche righe o poche pagine ma è qualcosa che penetra e viene assorbito in molto tempo, in modo graduale e a volte impercettibile. E’ una sorta di iniziazione che inizia con l’incontro con un Maestro e si protrae nel tempo senza mai terminare. Ciò richiede un percorso di maturazione dell’allievo che parte dal corpo per arrivare alla mente e che poi dalla mente ritorna al corpo…”

Io vengo da uno sport da combattimento che mi ha dato tanto e al quale sono grato; ma una volta incontrata la muay thai, e intrapreso il sentiero dell’arte marziale ho scoperto che c’è molto di più da migliorare in me e che c’è molto di più in senso assoluto: entrambe le prospettive creano grandi atleti e grandi uomini ma se dovessi esprimere una mia visione personale direi che una è centrata sull’io, l’altra sull’ armonia tra l’“io” e l’universo.

 

di: Gianluca Barba (leggi le condizioni di utilizzo)

 

REFERENZE BIBLIOGRAFICHE

  1. Fighting into the night, Malaysia Star. URL consultato il 7 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 22 giugno 2011).
  2.  David Colman, It's Hand-to-Hand for a Keeper of Faces, in New York Times, 9 gennaio 2005. URL consultato il 10 agosto 2010.
  3.  Thomas Fuller, Sugar and Spice and a Vicious Right: Thai Boxing Discovers Its Feminine Side, in New York Times, 16 settembre 2007. URL consultato il 10 agosto 2010.
  4. Alex Perry, Fighting for Their Lives, in Time, 11 giugno 2001. URL consultato il 7 dicembre 2010.
  5. 9 Reasons Why Muay Thai Is The Perfect Martial Art. https://evolve-mma.com/blog/9-reasons-muay-thai-perfect-martial-art
  6. MANUALE DEL MARTIAL ART THERAPIST. Kids kicking Cancer

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